Un’attesa infinita, interminabile,150 anni di storia dividono ancora oggi Matera e la ferrovia. Sembra anacronistico e paradossale ma le critiche dominano e svolgano un ruolo preponderante e decisivo.
Polemiche e chiacchiere tante, inutili, foriere sempre di incomprensioni.
La tratta Ferrandina-Matera-La Martella deve collegarsi alla dorsale adriatica, non deve essere questo un diktat ma una opportunità da non perdere o tralasciare. Del resto la scheda presentata con il recovery plan possiede tutti i connotati di estrema chiarezza, si va avanti, dietro non si torna.
Questo rappresenta il primo importante traguardo con 365 milioni di euro già ampiamente abbinati al loro obiettivo. Tutto si deve sviluppare indipendentemente da prese di posizioni distoniche anche se ugualmente illustri come quella dell’ ’ex Presidente Pittella.
La provincia Materana deve uscire dall’isolamento, divenuto oramai ancestrale, una condanna storica inspiegabile, non più accettabile e perseguibile. Il dibattito odierno lo dimostra, traspare la volontà in tutti di unire, di perpetuare scelte partecipate e condivise. Il necessario sbocco adriatico della tratta considerata con la sua direttrice finirebbe con l’aprire scenari importanti poco considerati e da non sottovalutare affatto.
Le ferrovie a Matera per la prima volta le aveva promesse nel 1902 il Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli. nel corso degli anni tanti politici locali e nazionali sono tornati sulla promessa, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Lo sviluppo industriale lucano accompagnato da quello agroalimentare si gioverebbe dell’ ausilio di importanti sbocchi come Taranto e Bari con la naturale e immediata apertura a nuovi mercati in passato considerati non facilmente raggiungibili in tempi brevi. necessita pertanto dare risalto al contratto di programmazione tra il Ministero dei trasporti e la Rfi ossia la Rete Ferroviaria Italiana formulato nel 2017. I consistenti finanziamenti odierni previsti dal Pnrr ossia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza devono ricevere la destinazione più logica e opportuna per il territorio regionale. Gli atavici ritardi storici spesso frutto di ancoraggi campanilistici anacronistici, nel 2021 appaiono non solo non sostenibili ma frutto soltanto di diaspore aprioristiche che continuano a non voler bene alla Basilicata al suo futuro, alla sua storia, alla sua crescita, al suo sviluppo.
Matera capitale della cultura 2019 e tutto il turismo lucano non possono continuare ad aspettare infrastrutture e collegamenti mirati indispensabile per un offerta concorrenziale e da preferire rispetto alle tante altre realtà apprezzate e considerate dell’Italia meridionale. Il tutto deve necessariamente essere inserito anche in un contesto temporale realizzabile in tempi accettabili e rispettosi delle tante criticità presenti, lamentate e constatate. Occasione importantissima quindi per dare concreta attuazione alle risorse europee, il recovery in primis, fondamentali per provocare la ripartenza economica delle regioni del sud. L’emergenza sanitaria generata dal Covid 19 con tutti i suoi effetti deleteri può paradossalmente divenire il volano da sempre atteso ma mai arrivato per l’economia nazionale. Le istituzioni perciò devono essere tutte in prima linea nel rendersi edotte della delicatezza del momento, la Basilicata deve finalmente superare e affrancarsi dai ritardi cronici delle precedenti gestioni politiche ed evitare come accaduto in passato che ci si areni difronte al nulla.
La disoccupazione giovanile ha raggiunto vertici e cifre incredibili, non parliamo più solo di numeri a due cifre, ma anche e soprattutto di situazioni di insofferenza che alcuni sociologhi considerano croniche e perduranti. Condizioni gravi in grado di produrre ostacoli tangibili e concreti ad una ripresa economica reale che generi occupazione. Serve lavoro vero per i giovani della nostra terra, stanchi di essere assillati da istituti assistenziali, inutili e dispersivi nell’ impiego delle risorse economiche. I giovani non hanno più tanta voglia di aspettare e non è bello offrire loro l’immagine di una politica divisiva, per certi versi ibrida e asettica. E’ proprio questo invece il momento di fare squadra, di capire la situazione nella sua essenza e nella sua evoluzione storica. Certo ritornando alla ferrovia dispiace il solo pensiero di continuare a parlare di un treno che non c’è, a Matera infatti niente treni, niente aerei, si continua a volare solo con la fantasia. Matera una città esplosa mediaticamente, il mondo ha scoperto la sua bellezza segreta e la città dei sassi ha coronato il suo atavico se non preistorico sogno con un altoparlante che dai binari annuncia orgogliosamente “Matera Centrale”, stazione di Matera centrale, solo un annuncio, ci si augura bene augurante nel breve futuro.
E poi bisogna fare i conti con la politica dei piccoli passi e con i suoi tempi che mal si adattano all’alta velocità. Il futuro di Matera non può non essere una rete ferroviaria nazionale, che sia capace di fare uscire la città dall’isolamento e di dare una prospettiva di collegamento funzionale per passeggeri e merci con le grandi direttive ferroviarie. Tanti i sogni divenuti realtà rispetto al passato vedi facoltà di medicina, scuola di cinematografia internazionale a Matera .
Sarà l’attuale Governo Regionale di centro-destra ad esaudire i sogni dei lucani e riuscire a realizzare la da sempre attesa tratta ferroviaria, salvo poi qualcuno che ha partecipato ad alcuni aspetti solo residuali della battaglia a volersi intestare i meriti. Ma le chiacchiere stanno a zero e lasciano il tempo che trovano, utilizzare il nulla per continuare a costruire pretestuose polemiche non serve più.
Chi ha regnato per tanti anni in questa regione non può cambiare volti e maschere e riproporsi ai cittadini con la sempre abusata nomea dell’illibatezza. Non scherziamo per favore il popolo lucano merita ben altro.
La rinascita di questa terra parte dal cambiamento nei metodi ma soprattutto delle persone. Ognuno ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità ed iniziare a ragionare in un ottica di bene comune. I valori, le regole, le tradizioni della nostra regione meritano considerazione e rispetto. I fallimenti del passato rimangono come cicatrici indelebili, i lucani hanno scelto di cambiare ma di non dimenticare il malgoverno passato. Chi ha prodotto il nulla in tanti anni non può oggi nutrirsi di linfa nuova e vitale per cercare di confondere le idee. Il nulla rimane tale, continuare ad abbagliare con effetti speciali serve a poco se non a richiamare il tempo passato, sprecato in una latitanza politica e ideologica senza precedenti nella storia della nostra regione.
